L’ansia è spesso descritta solo come un nemico da combattere, ma in realtà è un meccanismo naturale e utile. È una risposta del nostro organismo al rischio, all’incertezza e alle sfide. Spesso le sensazioni che viviamo quando si ha un vissuto d’ansia sono:
- Accelerazione del battito
- Aumento dell’attenzione
- Preparazione all’azione.
Il problema non è l’ansia in sé, ma quanta ansia proviamo e come la gestiamo.
In psicologia Yerkes-Dodson hanno spiegato il fenomeno dell’ansia come una curva a U (più precisamente a U rovesciata). Questa curva descrive il rapporto tra livello di attivazione emotiva (come l’ansia) e performance. All’estremo sinistro della curva troviamo troppa poca ansia. In questo stato siamo apatici, distratti, poco motivati. L’energia è bassa e anche la concentrazione ne risente: è difficile impegnarsi davvero in ciò che stiamo facendo. Man mano che si sale lungo la curva arriviamo alla zona centrale: un livello moderato di ansia, dove l’attivazione è ottimale. Siamo vigili, presenti, motivati; l’ansia diventa una spinta positiva. Superato questo punto, però, la curva scende. A destra troviamo troppa ansia: il battito accelera eccessivamente, i pensieri diventano confusi, l’attenzione si restringe o si blocca. Invece di aiutarci, l’ansia ostacola la memoria, la lucidità e le capacità decisionali.
Non dobbiamo eliminare l’ansia, ma imparare a riconoscerla e regolarla, cercando di restare nella zona centrale della curva. Alcune attività che possono supportare sono: tecniche di respirazione, pause, preparazione graduale alle situazioni stressanti e un dialogo interno più gentile; questi ci permettono di non arrivare agli estremi.
Uno strumento funzionale ed utile all’interno del contesto scolastico è quello dell’uso delle mappe concettuali, le quali permettono di recuperare dei contenuti che, a causa dell’ansia, potrebbero rimanere più difficili da ricordare.
Bibliografia:
Santrock, J. W., Deater-Deckard, K., Lansford, J., & Rollo, D. (2021). Psicologia dello sviluppo, IV ed. italiana.
Yerkes R.M. & Dodson J.D. (1908). “The relation of strength of stimulus to rapidity of habit-formation”.

